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L’ascesa del pistacchio: come il “verde prezioso” sta trasformando l’industria alimentare

Dalla filiera italiana alla crescita estera, fino all’impatto sulle tendenze di mercato: perché il pistacchio è diventato l’ingrediente più ricercato e imitato del momento.

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Il pistacchio continua a dominare il mondo del food, confermandosi un ingrediente iconico, virale e capace di stimolare l’innovazione nel settore alimentare, sia in Italia che oltre confine. Nel nostro Paese la produzione rimane limitata ma strategicamente rilevante, mentre all’estero la coltivazione cresce con ritmi ben più sostenuti.

La produzione italiana: eccellenza, ma in quantità ridotte

In Italia la coltivazione del pistacchio è altamente concentrata in un’unica area: Bronte, in Sicilia, da cui proviene circa il 90% del raccolto nazionale. Questa forte specializzazione conferisce al prodotto italiano — in particolare al celebre Pistacchio Verde di Bronte DOP — uno status premium e un valore commerciale elevato.
Diverso il quadro internazionale, dove i volumi sono guidati da Stati Uniti, Iran e Turchia, veri protagonisti della produzione mondiale.

L’Italia importa sempre più pistacchi

Proprio a causa della scarsa disponibilità interna, il nostro Paese è un grande acquirente estero di pistacchi. La domanda cresce di anno in anno, sostenuta dalla grande versatilità del prodotto: gelati, prodotti da forno, creme spalmabili e snack lo impiegano ormai in modo massiccio.
Secondo i dati CBI, tra il 2018 e il 2023 le importazioni italiane sono aumentate del 10,5% in volume e del 12% in valore. Solo nel 2023 l’Italia ha acquistato quasi 27 mila tonnellate, circa 9 mila in più rispetto al 2019.

Perché il pistacchio piace così tanto

Il “boom” del pistacchio nasce da una combinazione di fattori. Da una parte l’aspetto estetico e il gusto: il colore verde brillante, il profumo intenso e il sapore riconoscibile lo rendono perfetto per prodotti fotogenici e contenuti social altamente condivisibili.
Dall’altra parte c’è la sua straordinaria adattabilità. In Italia è ormai abitudine reinterpretare dolci della tradizione aggiungendo varianti al pistacchio: panettoni, pandori e specialità artigianali vengono arricchiti da creme e farciture “green”. Tutti i grandi nomi della pasticceria e dell’industria dolciaria hanno inserito almeno una proposta al pistacchio sugli scaffali della GDO.

Lo stesso discorso vale per gelati, creme spalmabili e cioccolato ripieno, settori in cui il pistacchio non è più una moda passeggera ma una preferenza consolidata del consumatore.

“Al pistacchio” non significa “gusto pistacchio”

È importante distinguere tra prodotti “al pistacchio”, che contengono realmente il frutto, e referenze “al gusto di pistacchio”, spesso ottenute solo tramite aromi e coloranti. La crescente popolarità dell’ingrediente spinge molte aziende a inserirlo in etichetta, ma è fondamentale evitare di ingannare il consumatore facendo credere che sia presente in quantità significative quando non lo è.

RetailWatch continuerà a osservare l’evoluzione dell’offerta nei supermercati, dove il pistacchio è già ben rappresentato in snack, barrette, merendine, creme e prodotti da forno.

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