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Carnevale e polemiche: 30 euro di dolci finiscono sotto la lente della Corte dei Conti

A Casorate una spesa minima per una festa in maschera per bambini diventa caso politico: opposizione all’attacco, il sindaco respinge le accuse e parla di strumentalizzazione.

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A Casorate una piccola spesa sostenuta durante il periodo di Carnevale si è trasformata in una vicenda amministrativa e politica. Al centro della discussione ci sono 30 euro utilizzati per comprare alcune confezioni di chiacchiere, i tradizionali dolci di Carnevale, distribuite ai bambini durante una festa in maschera organizzata dal Comune lo scorso anno.

Secondo la Procura regionale della Corte dei Conti, quell’esborso non rientrerebbe tra le spese legittime sostenibili con fondi pubblici. Nella valutazione dei magistrati contabili, l’acquisto dei dolci non avrebbe avuto né una funzione istituzionale né i requisiti di urgenza necessari per giustificare l’utilizzo della procedura economale. Per questo motivo è stato indicato come possibile danno erariale, pari appunto ai 30 euro spesi.

L’intera vicenda è partita da una segnalazione presentata dai gruppi di minoranza. Tuttavia, il punto principale sollevato nell’esposto non è stato quello su cui si è concentrata l’attenzione dei giudici. L’opposizione aveva infatti evidenziato un’anomalia nella procedura di rimborso della fattura relativa all’acquisto dei dolci.

In un secondo momento è emerso che le chiacchiere erano state comprate da un consigliere comunale utilizzando la tessera Metro intestata al padre, con l’intento di ottenere un prezzo più conveniente rispetto a quello di un normale punto vendita. Il nodo contestato riguarda proprio il rimborso finale: i 30 euro sarebbero stati restituiti al titolare della fattura, che non ha alcun rapporto diretto con l’amministrazione comunale.

Per il consigliere di opposizione Luigi Cosentini, promotore dell’esposto, il problema non riguarda tanto l’entità della cifra quanto la correttezza della gestione del denaro pubblico. Secondo lui l’episodio dimostrerebbe un utilizzo poco rigoroso delle risorse comunali e per questo ha chiesto le dimissioni del consigliere coinvolto.

La Procura contabile, pur non entrando nel merito della questione segnalata dall’opposizione, ha comunque ritenuto che la spesa non fosse conforme alle regole previste. Nel provvedimento inviato al Comune si invita l’amministrazione a recuperare autonomamente la somma per evitare conseguenze più gravi sotto il profilo sanzionatorio.

La decisione ha provocato la reazione del sindaco Enrico Vai, solitamente considerato una figura moderata nel dibattito politico locale. Il primo cittadino ha definito la vicenda un esempio di strumentalizzazione politica da parte delle minoranze.

Secondo Vai, la stessa decisione della Procura dimostrerebbe come la segnalazione originaria non fosse fondata, dal momento che i giudici non hanno preso in esame la motivazione principale dell’esposto. Il sindaco contesta inoltre la ricostruzione giuridica sulla legittimità della spesa.

L’amministrazione sostiene infatti che il regolamento comunale relativo alle spese economali consentirebbe anche rimborsi di questo tipo. Per questo motivo il Comune intende presentare una memoria difensiva ai magistrati contabili per chiarire la propria posizione e ribadire la correttezza della procedura seguita.

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